Lex Koller, il Governo rinuncia a un inasprimento

Non ci sarà alcuna revisione della legge federale sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero.

BERNA – Non ci sarà alcun inasprimento della Legge federale sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (LAFE). Il Consiglio federale ha infatti annunciato oggi di aver rinunciato alla revisione della cosiddetta “Lex Koller”.
Opposizione in consultazione – Tale decisione scaturisce dai risultati della procedura di consultazione da cui è emerso che una vasta maggioranza è contraria alla revisione. L’inasprimento della LAFE scoraggerebbe gli stranieri a investire nel Paese e questo potrebbe minacciare lo sviluppo economico, avevano sottolineato PLR, PPD, PVL e UDC.

Le restrizioni auspicate dal governo toccherebbero in particolare le regioni che dipendono dal turismo e dall’edilizia, avevano indicato PLR e PPD. Alcuni progetti importanti, come il complesso turistico di Andermatt (UR) del miliardario egiziano Samih Sawiris, sarebbero difficilmente stati realizzati.
La sinistra vedeva invece di buon occhio la riforma, avrebbe anche auspicato una versione ancora più restrittiva. La “Lex Koller” (così chiamata perché concepita dall’allora consigliere federale Arnold Koller) è necessaria per evitare che gli affitti esplodano, avevano sottolineato Verdi e PS.
Governo chiedeva un inasprimento – Presentata nel marzo dello scorso anno, la revisione, secondo le intenzioni annunciate allora del governo, mirava a colmare le lacune esistenti, migliorare l’esecuzione e ridurre il carico amministrativo delle autorità. L’esecutivo voleva in particolare sottoporre all’obbligo di autorizzazione l’acquisto di abitazioni principali da parte di cittadini di Stati non membri dell’UE o dell’Associazione europea di libero scambio (AELS), vale a dire di uno Stato terzo.
Attualmente un cittadino di questi Stati, titolare di un permesso di dimora e con domicilio in Svizzera, può acquistare un alloggio senza autorizzazione. Con la modifica si voleva ripristinare il regime in vigore fino al 1997. I cittadini dell’UE e dell’AELS avrebbero continuato a non necessitare di un’autorizzazione.

Una storia iniziata oltre 50 anni fa – La “Lex Koller”, conosciuta in un primo tempo come “Lex Friedrich” (dal nome del consigliere federale Rudolf Friedrich), è entrata in vigore nel 1985 per limitare l’acquisto di fondi da parte di persone all’estero. Le prime misure in materia furono tuttavia adottate già oltre un ventennio prima: nel 1961 un decreto federale – proposto dall’allora consigliere federale Ludwig von Moos e denominato “Lex von Moos” – sottopone ad autorizzazione obbligatoria la vendita di stabili a stranieri non domiciliati in Svizzera.
Nel giugno 2007, il Consiglio federale aveva proposto l’abolizione della LAFE poiché, a suo avviso, il pericolo di veder finire in mani straniere il suolo nazionale non sussisteva più. L’anno seguente il Parlamento aveva però rinviato al Governo il progetto di abrogazione della legge chiedendo misure accompagnatorie più incisive.

Nel frattempo il Parlamento ha legiferato per lottare contro i cosiddetti “letti freddi” ed è stata accettata l’iniziativa popolare che limita la costruzione di residenze secondarie. Nel novembre 2013, presentando il suo messaggio addizionale destinato al Parlamento, il Consiglio federale aveva quindi affermato di aver cambiato idea e di ritenere che la “Lex Koller” andasse mantenuta. Il resto è storia recente.

Fonte: Ticinonline 20 giugno 2018.

2018-07-31T16:05:45+00:00 21/06/2018|Gestioni immobiliari|