LA BCE DICHIARA CHE L’ECONOMIA SI STA ESPANDENDO MA A UN RITMO INFERIORE VISTI I RECENTI ATTRITI COMMERCIALI

Le informazioni più recenti, pervenute dopo la riunione di politica monetaria del Consiglio direttivo di settembre, pur indicando un’evoluzione leggermente più debole rispetto alle attese, restano nel complesso coerenti con il proseguimento di un’espansione generalizzata dell’economia dell’area dell’euro e con un graduale incremento delle pressioni inflazionistiche. I rischi per le prospettive di crescita nell’area dell’euro si possono tuttora ritenere sostanzialmente bilanciati. Nel contempo, restano in rilievo rischi connessi al protezionismo, alle vulnerabilità nei mercati emergenti e alla volatilità nei mercati finanziari. Ciononostante, il vigore di fondo dell’economia continua a sostenere la convinzione del Consiglio direttivo che l’inflazione nel prossimo periodo procederà stabilmente a convergere verso il livello previsto e che ciò proseguirà anche dopo la graduale liquidazione degli acquisti netti di attività. Tuttavia, è ancora necessario uno stimolo significativo da parte della politica monetaria per sostenere l’ulteriore accumularsi di pressioni interne sui prezzi e la dinamica dell’inflazione complessiva nel medio periodo. Tale sostegno continuerà a provenire dagli acquisti netti di attività fino alla fine dell’anno, dalle elevate consistenze di attività acquistate e dai relativi reinvestimenti, nonché dalle indicazioni prospettiche rafforzate del Consiglio direttivo sui tassi di interesse di riferimento della BCE. In ogni caso, il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello previsto.

Di recente, con il maturare del ciclo economico internazionale, gli indicatori congiunturali sulla crescita economica a livello mondiale hanno mostrato un indebolimento. Lo slancio del commercio mondiale ha subìto una moderazione, in un contesto caratterizzato dal reiterarsi di provvedimenti e minacce da parte degli Stati Uniti in tema di aumenti delle tariffe commerciali, nonché da possibili misure ritorsive dei paesi interessati. Cionondimeno, le prospettive a breve termine rimangono stabili. Le condizioni finanziarie internazionali continuano a fornire sostegno alle economie avanzate, dando luogo nel contempo a effetti sfavorevoli per le economie emergenti.

Nell’area dell’euro i rendimenti dei titoli di Stato sono cresciuti, a fronte di un aumento dei tassi privi di rischio a livello mondiale e di crescenti tensioni nei mercati del debito sovrano di alcuni paesi dell’area dell’euro. Le quotazioni del mercato azionario nell’area dell’euro si sono ridotte, di riflesso a un deterioramento della propensione al rischio. Per contro, i differenziali di rendimento sulle obbligazioni societarie sono rimasti generalmente invariati. Sui mercati dei cambi, l’euro è rimasto sostanzialmente stabile su base ponderata per l’interscambio.

Il PIL in termini reali dell’area dell’euro è aumentato dello 0,4 per cento sul periodo precedente sia nel primo sia nel secondo trimestre del 2018. In prospettiva, le informazioni più recenti restano nel complesso coerenti con lo scenario di base del Consiglio direttivo, che indica il proseguimento di un’espansione economica generalizzata. Tuttavia, alcuni recenti andamenti in determinati settori esercitano un impatto sul profilo della crescita a breve termine. Le misure di politica monetaria della BCE continuano a fornire sostegno alla domanda interna. I consumi privati sono sostenuti dalla perdurante crescita dell’occupazione e dall’aumento delle retribuzioni. Gli investimenti delle imprese beneficiano della solidità della domanda interna, delle condizioni di finanziamento favorevoli e della redditività delle imprese. Gli investimenti nell’edilizia residenziale rimangono robusti. Inoltre, l’espansione dell’attività mondiale dovrebbe continuare a stimolare le esportazioni dell’area dell’euro, seppure a un ritmo più contenuto.

Nell’area dell’euro l’inflazione sui dodici mesi misurata sullo IAPC si è portata al 2,1 per cento a settembre, dal 2,0 per cento di agosto, soprattutto di riflesso all’andamento più vigoroso della componente dell’energia e dei beni alimentari. Sulla base dei prezzi correnti dei contratti future sul petrolio è probabile che nei prossimi mesi la variazione sui dodici mesi dell’inflazione complessiva oscilli intorno al livello attuale. Le misure dell’inflazione di fondo, ancorché rimaste generalmente contenute, sono cresciute rispetto ai valori minimi osservati in precedenza. Le pressioni interne sui costi stanno divenendo più forti e generalizzate a fronte dell’elevato grado di utilizzo della capacità produttiva e dell’irrigidimento dei mercati del lavoro. In prospettiva, ci si attende che l’inflazione di fondo segni un rialzo verso la fine dell’anno per salire ulteriormente nel medio periodo, sostenuta dalle misure di politica monetaria della BCE, dall’espansione economica in corso e dalla più vigorosa dinamica salariale.

L’analisi monetaria indica che lo scorso settembre la crescita dell’aggregato monetario ampio (M3) si è collocata al 3,5 per cento, dopo il 3,4 per cento di agosto. L’espansione dei prestiti al settore privato si è rafforzata ulteriormente, confermando la tendenza al rialzo che si osserva dagli inizi del 2014. L’indagine sul credito bancario nell’area dell’euro per il terzo trimestre del 2018 indica che la crescita dei prestiti continua a essere sostenuta dall’incremento della domanda per tutte le tipologie e dalle favorevoli condizioni di concessione dei prestiti alle imprese e dei mutui per l’acquisto di abitazioni.

Dalla lettura combinata degli esiti dell’analisi economica e delle indicazioni derivanti dall’analisi monetaria, il Consiglio direttivo ha concluso che è ancora necessario un ampio grado di accomodamento monetario affinché l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio termine.

Sulla base di questa valutazione, il Consiglio direttivo ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse di riferimento della BCE e continua ad attendersi che essi si mantengano sui livelli attuali almeno fino all’estate del 2019 e in ogni caso finché necessario per assicurare che l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio termine. Quanto alle misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio direttivo ha confermato che l’Eurosistema continuerà a effettuare acquisti netti nell’ambito del programma di acquisto di attività (PAA) al nuovo ritmo mensile di 15 miliardi di euro sino alla fine di dicembre 2018. Il Consiglio direttivo ha anticipato che, se i dati più recenti confermeranno le attuali prospettive per l’inflazione a medio termine, si porrà termine agli acquisti netti. Il Consiglio direttivo intende reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del PAA per un prolungato periodo di tempo dopo la conclusione degli acquisti netti di attività e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario.

fonte: BCE

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